GEOTERMIA

La zona del Lago di Bolsena è coperta da numerosi titoli minerari. Per lo sfruttamento geotermico, sono prossimi alla realizzazione due impianti a ciclo chiuso (“binari”, di competenza statale) a Castel Giorgio (CG) e a Torre Alfina (TA), e uno a ciclo aperto (“flash”, di competenza regionale) a Latera (Va). Ventinove sindaci di comuni interessati da progetti geotermici nella nostra zona si sono uniti in un comitato per difendere il territorio dai pericoli che derivano da questi impianti.

Il contesto geologico del lago di Bolsena è particolare: su una struttura tettonica profonda, il graben di Siena-Radicofani-Cimino connesso all'orogenesi dell’Appennino, nel Pleistocene si sono sviluppati molteplici edifici vulcanici che hanno con il loro collasso formato l’ampia caldera del lago e alcune caldere minori. Tutta la zona è fortemente fratturata e frantumata da questi eventi e dimostra una sismicità vulcano-tettonica importante, con terremoti fino a un’intensità di I = 9 (scala ECS), che nel passato hanno distrutto interi paesi.

Il fluido geotermico che si trova a profondità che vanno da 600 m in poi, con temperature da 150°C a 250°C, contiene un'alta percentuale di gas incondensabili, in particolare da 3 a 11% di CO2. Pur avendo una non elevata densità demografica, il nostro territorio ha un patrimonio edilizio antico, prezioso e fragile; tutta la zona attorno al lago di Bolsena ha un alto valore ecologico, una ricca biodiversità. Si tratta di un sito Natura 2000 tutelato dall'Unione Europea.

Le centrali a ciclo chiuso, di tipo binario, con estrazione e reiniezione di grandi quantità di fluidi, avrebbero un forte impatto sull'ambiente nell'area geografica del Lago di Bolsena: presentano il rischio di provocare sismi indotti e innescati distruttivi e possono alterare il sistema idrogeologico, inquinando e depauperando in tal modo l’acquifero superficiale e quindi le acque del lago di Bolsena. Che questi rischi siano reali è stato riconosciuto, per impianti binari in simili contesti geologici complessi, dal Gruppo di Lavoro “Perforazioni Geotermiche” dell'INGV.

Condizione assolutamente necessaria per evitare il rischio di terremoti e di inquinamento delle falde superficiali è che vi sia intercomunicazione idraulica fra la zona di reiniezione e quella di emungimento. Nel caso dell’impianto di Castel Giorgio questa condizione è improbabile e comunque non dimostrabile essendo la zona di reiniezione a 2300 metri e quella di emungimento a 1100 metri, con almeno una faglia interposta.

Il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Doglioni e il suo collaboratore Amato hanno confermato il rischio di un sisma distruttivo per la zona del lago di Bolsena. Come rilevano gli esperti dell'INGV, uno dei grandi problemi degli impianti geotermici in questi contesti complessi sta nell'impossibilità di delineare e definire un modello adeguato del sottosuolo e quindi di predire il suo comportamento. Ricordiamo che: “… quando sussiste un’incertezza quanto alla mancanza di effetti pregiudizievoli per l’integrità del detto sito legati al piano o progetto considerato, l’autorità competente ne dovrà rifiutare l’autorizzazione".