Marzo 2018 - L’Europa e il Lago: eppur si muove

Per la terza volta, Piero Bruni, il firmatario della petizione N° 2191/2013 sull'inquinamento del lago di Bolsena, è stato ricevuto dalla Commissione Petizioni dell’Unione Europa a Bruxelles. L’audizione avvenuta il 21 marzo si era resa necessaria, sia perché in occasione della precedente audizione del luglio 2017 il rappresentante della Commissione Europea, tenuto a rispondere alla problematica sollevata, non si era presentato, sia perché nel frattempo le condizioni del Lago sono peggiorate anche a causa dei continui rinvii degli interventi necessari.

 

Si deve premettere che il tempo di parola concesso durante le audizioni è di solo cinque minuti e quindi, nel caso del Lago di Bolsena, assolutamente insufficiente per illustrare le varie tematiche sul suo stato ecologico e sulla geotermia. In pratica l’intera sostanza tecnica della petizione viene trattata in precedenza con un dettagliato scambio di corrispondenza fra il firmatario e la Commissione Europea e fra questa e le autorità italiane. La finalità dell’audizione è quella di informare sinteticamente i Membri della Commissione Petizioni presenti in aula sullo stato di avanzamento della petizione prima che venga sottoposta al loro voto. I membri hanno la facoltà di votare se la loro Commissione deve continuare a sostenere l’azione chiesta dal firmatario o se chiuderla perché ritenuta superata. Dopo l’intervento del firmatario e le risposte del tecnico della Commissione Europea, i membri presenti hanno votato di mantenere attiva la petizione. Ciò consentirà al firmatario di fornire informazioni supplementari, e ai tecnici della Commissione di continuare ad interloquire con le autorità italiane.

 

Complessivamente per via epistolare e in audizione Bruni ha esposto i punti salienti: il continuo degrado dello stato di salute del Lago, causato dall’apporto di sostanze nutrienti dal disastrato sistema fognario e dall’agricoltura. Ha rilevato che questa situazione presenta violazioni di tre importanti direttive europee: della Direttiva Acque Reflue (91/271/CEE), della Direttiva Quadro sulle Acque (DQA, 2000/60/CE) e della Direttiva Habitat (92/43/CEE). Durante l’audizione gli efficaci interventi degli eurodeputati Dario Tamburrano ed Eleonora Evi (M5S) hanno confermato il potenziale grave pericolo per le acque del Lago dovuto allo sfruttamento industriale dell’energia geotermica nel bacino del Lago, che rischierebbe a contaminare irreversibilmente la sua falda acquifera con sostanze tossiche e cancerogene.

 

La vera notizia, nuova e importante, dell’esame della petizione è stata la risposta della Commissione Europea. Finora i suoi interventi si erano limitati ad esigere adattamenti del sistema fognario come richiesto dalla Direttiva Acque Reflue. Per quanto riguarda lo stato ecologico del Lago, la Commissione aveva ritenuto, sulla base dei dati forniti dallo Stato Italiano, che il corpo idrico non presentasse rischi significativi di eutrofizzazione e che il suo stato fosse buono. I nuovi elementi forniti dal firmatario – il degrado dello stato del Lago da “Buono” a Sufficiente” certificato dall’ARPA Lazio, le registrazioni multiparametriche dell’Associazione Lago di Bolsena, le contestuali analisi chimiche effettuate dall’Istituto per gli Ecosistemi di Pallanza - hanno indotto la Commissione a considerare un’eventuale violazione anche della DQA. Infine, la Commissione ritiene possibile anche una violazione della Direttiva Habitat, perché le Misure di Conservazione adottate dalla Regione Lazio non corrisponderebbero ai requisiti stabiliti.

 

Quindi, se anche con tempi lunghi – dovuti alla complessità delle vie di comunicazione come pure ai ritardi delle autorità italiane nel rispondere – l’intervento di Bruni si sta dimostrando efficace. 

 

Il primo risultato ne era stato l’avvio di un’indagine della Commissione con EU Pilot 6800/14, che ha dato luogo a numerosi scambi con le autorità italiane. Dopo aver constatato che il Lago e il suo bacino sono stati designati come area sensibile ai sensi della DGR 317/2003, la Commissione aveva invitato le autorità italiane a riparare e completare l'impianto di trattamento delle acque reflue, non conforme alla pertinente legislazione dell'UE. Le autorità italiane si erano impegnate a farlo e secondo le ultime informazioni fornite alla Commissione, i lavori di riparazione dovevano iniziare il 5 settembre 2017. A tale proposito Bruni ha comunicato che i lavori non sono ancora iniziati, malgrado siano trascorsi 12 mesi dall’aggiudicazione dell’appalto e sei mesi dalla consegna del cantiere all’impresa designata. È un rinvio che aumenta significativamente il contenuto di fosforo nel lago. 

 

Un secondo risultato si sta delineando adesso e consiste nel fatto che la Commissione Europea considera il degrado ecologico del Lago una possibile violazione del principio di non-degrado della DQA e svolgerà ulteriori indagini a questo proposito.

 

Non potrà non essere oggetto di questa procedura quella che è la causa fondamentale dei pericoli in cui versa il Lago: l’assenza di una gestione coordinata ed efficace di tutto l’insieme dell’ecosistema e delle sue problematiche. L’introduzione di un tale “lake management” è anche una fondamentale richiesta delle tre Direttive Europee in questione, ed è questo l’ultimo punto sollevato dal firmatario.

 

Al momento dell’uscita di Piero Bruni dalla sala dell’audizione, la Presidente Cecilia Wikström e scesa dal suo palco per salutarlo con una inattesa e calorosa stretta di mano.